Journalism Blog - Malerba, scrittore geniale e multiforme

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Malerba, scrittore geniale e multiforme

{ 15:26, Friday 9 May 2008 } { 0 commenti } { Link }

 

Uno scrittore di grande ironia, uno scrittore eclettico ma soprattutto un uomo dalla sensibilità profonda, che sapeva descrivere con lucida consapevolezza i molteplici e ambigui aspetti del carattere umano, ricercandone fino alla fine il senso più profondo. Con Luigi Malerba, scomparso all’età di 81 anni a Roma, Parma e la letteratura italiana perdono una delle loro stelle più luminose.

Malerba, il cui vero nome era Luigi Bonardi, era nato a Berceto (in provincia di Parma) nel novembre 1927, e dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza si era dedicato al giornalismo, alla narrativa, e alla sceneggiatura cinematografica. A Parma negli anni cinquanta, aveva diretto la rivista di cinema “Sequenze”. Nonostante si fosse trasferito a Roma sin dall’età giovanile, Parma e la sua terra d’origine rimasero sempre nel suo cuore, tanto che Malerba la definiva spesso «La mia prima patria».

L'esordio letterario risale al 1963, con la raccolta di racconti “La scoperta dell'alfabeto”. Tra le sue opere, i romanzi “Il serpente” (’66), “Salto mortale” (’68), “Il pianeta azzurro” (’86), “Fuoco greco” (’91), “Le maschere” (’96).
Quando gli chiedevano qual’ era il suo personaggio preferito, rispondeva senza esitazione “Don Chisciotte”, e certo la lezione di Cervantes, il gioco paradossale che vede la realtà deformarsi a dismisura, ha sempre agito nella sua scrittura da quando esordì con i racconti della "Scoperta dell'alfabeto" nel lontano 1963.
Malerba si muoveva nell'ambito della neoavanguardia: gli piaceva l'idea che qualcuno rovesciasse i tavoli delle vecchie discussioni e azzardasse prove nuove, sperimentali. Così con i romanzi "Il serpente" e "Salto mortale" cominciò a giocare nuovo , assolutamente originale.
Avrebbe poi continuato, di romanzo in romanzo, rinnovandosi continuamente nei temi e nei modi (ad esempio "Il pataffio" (’78), "Itaca per sempre", "Le maschere" e l'ultimo, "Fantasmi romani", del 2006). Ha dedicato, tra i tanti, anche un libro alle "Parole abbandonate", cioè alle parole del lessico contadino cadute in disuso con l'abbandono delle campagne. Lo stesso tema che anima il suo libro d'esordio, "La scoperta dell'alfabeto".

Malerba è stato anche un viaggiatore sedentario – così s’intitola un suo libro del ’93 – e un inventore di “storiette” che gli sono state sempre chiare. Qui parlava e scriveva principalmente lo sceneggiatore, e proprio lo sceneggiatore puntualmente segnava il proprio tempo, deridendo con affettuosa signorilità il tessuto della vita dei nostri comportamenti.   

Dal suo Appennino, Malerba aveva tratto due grandi semplificazioni necessarie: quella dell’ironia e quella del mito; in fondo tutti i suoi libri contengono un fondo ironico, e in più una notevole carica mitica, rovesciata però sempre sul presente, sulla storia e sulla cronaca.

Luigi Malerba ritratto nella sua biblioteca.

 

Malerba è stato un geniale narratore, che ha dedicato gran parte della sua vita, alla ricerca di modelli di comunicazione, spaziando con grande naturalezza dalla sceneggiatura alla pubblicità, dalla saggistica al romanzo storico; quando incontrava i ragazzi, suggeriva loro di avvicinarsi alla scrittura: «Scrivete. Scrivete anche soltanto un diario perché è la cura contro ogni malessere».

I funerali del celebre scrittore di terranno domani a Roma. Un addio lontano da Parma, ma nella capitale, come spetta ai più grandi, per un autore nazionale che ha contribuito alla fama della sua città in tutto il mondo.   

 



 


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