Journalism Blog - Dalle trentenni al poeta. Il Governo del Presidente

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Dalle trentenni al poeta. Il Governo del Presidente

{ 17:23, Thursday 8 May 2008 } { 0 commenti } { Link }

È stato definito “governo del premier” per la rapidità con la quale Silvio Berlusconi lo ha formato, accettando subito e senza riserva l’incarico da Giorgio Napolitano, e soprattutto per gli uomini di sua stretta fiducia designati nell’esecutivo. Lo stesso capo dello Stato ha contribuito a questa immagine decisionista del Cavaliere, riconoscendogli, in quanto leader della coalizione vittoriosa, il diritto-dovere di governare “in base alla legge elettorale” e di scegliersi i ministri (in “limpida collaborazione col Quirinale”) ancora prima delle consultazioni.

 

    

È un governo «lombardo-veneto», il quarto di Silvio Berlusconi. Ma più ancora «lombardo-centrico». Sono dieci, infatti, i componenti (tra premier e ministri) che provengono dalle due regioni settentrionali: sette dalla Lombardia, tre dal Veneto. I sette lombardi sono Silvio Berlusconi, Roberto Maroni, Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa, (che è nato in provincia di Catania, ma è decisamente milanese d'adozione). Altri tre ministri vengono dal confinante Veneto: Maurizio Sacconi, Luca Zaia e Renato Brunetta. Subito dietro il “lombardo-veneto”, le regioni che esprimono più ministri sono il Lazio, con tre romani: Franco Frattini, Andrea Ronchi e Giorgia Meloni; e la Campania con Elio Vito, Mara Carfagna e Gianfranco Rotondi. Seguono, con due ministri, la Sicilia (Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo) e la Toscana (Altero Matteoli e Sandro Bondi). Un ministro è ligure, Claudio Scajola; e uno pugliese, Raffaele Fitto. Restano a bocca asciutta dodici regioni: Val D'Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Calabria, Sardegna, Molise, Basilicata, Sardegna.

Nello scorso governo, più “Romano-centrico”, la prevalenza era invece piemontese e laziale. Cinque i ministri provenienti dal Piemonte (Amato; Bonino; Turco; Damiano e Ferrero) e cinque dal Lazio (Rutelli; D'Alema; Gentiloni; Fioroni; Bianchi). Quattro erano campani, tre, compreso il presidente del Consiglio, emiliani, e tre toscani.

L’età media del nuovo esecutivo. Cinquantadue anni di età media, cinque under 40, di cui due con portafoglio. È l'identikit del governo Berlusconi quater, più giovane ma meno rosa di quello di Romano Prodi. Rispetto all'esecutivo del Professore questo ha tre anni di meno: 52,48 anni di media contro 55,65. Ma meno donne: 19% contro il 24%, visto che con il centrosinistra a Palazzo Chigi le donne erano 6 su 25. Il più giovane della squadra è una donna: Giorgia Meloni (An, alle Politiche giovanili), 31 anni, classe '77. Un anno più di lei ce l'ha Mara Carfagna, trentaduenne destinata alle Pari opportunità. Under 40 è anche Raffaele Fitto, neoministro per gli Affari regionali. Due trentenni anche tra i ministri con portafoglio: sono il nuovo Guardasigilli Angelino Alfano (37) e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (34). Ad alzare la media ci pensano le 71 primavere di Silvio Berlusconi e cinque over 60. Il ministro più anziano viene da via della Scrofa: Altero Matteoli (Infrastrutture) ha 67 anni. Seguono Bossi (66), Tremonti (61), La Russa e Scajola (60). Notevole lo scarto di età tra uomini e donne. I primi hanno 56 anni di media, le donne 34. Una proviene da An (Meloni), tre da Forza Italia (Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo), nessuna dalla Lega nord. Due sole donne tra i 12 ministri con portafoglio: sono appena il 16.6%.

Più matricole che esperti. Anche questo è un piccolo segno di rottura col passato. Ce ne sono tanti, per la verità, a salutare il battesimo del governo Berlusconi. Quasi come una conferma di quella voglia di novità espressa dagli elettori il 13-14 aprile.
Le «matricole», alla prima esperienza di governo battono i «navigati» già ministri 12 a 9. I debuttanti sono: Ignazio La Russa; Sandro Bondi (il “poeta”); Angelino Alfano; Maurizio Sacconi; Renato Brunetta; Elio Vito; Giorgia Meloni; Andrea Ronchi; Luca Zaia; Mariastella Gelmini; Gianfranco Rotondi; Raffaele Fitto e Mara Carfagna.
Sono invece già stati ministri: Roberto Maroni; Franco Frattini; Giulio Tremonti; Umberto Bossi; Altero Matteoli; Claudio Scajola; Stefania Prestigiacomo; Roberto Calderoli. Tra questi quattro mantengono l'incarico che avevano già avuto (Maroni, Frattini, Tremonti e Bossi), mentre gli altri quattro cambiano ministero: Matteoli dall'Ambiente alle Infrastrutture, Prestigiacomo dalle Pari Opportunità all'Ambiente, Calderoli dalle Riforme alla Semplificazione legislativa e Scajola da Interno e Attuazione del Programma alle Attività Produttive.

È nuova anche la decisione (in seguito all’approvazione della legge Bassanini) di ridurre il numero delle poltrone (dalle 103 di Prodi alle 60).

Insomma, un governo sì del presidente, ma non solo suo. Un governo molto politico, infatti i tecnici indipendenti mancano del tutto. Forse proprio per questo il centrodestra, stavolta litigherà meno e governerà di più.


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